L’acquacoltura italiana si conferma protagonista delle scelte alimentari, in particolare nel periodo delle festività. Specie come spigola allevata, orata allevata e trota restano tra le più richieste, mentre il caviale italiano consolida il proprio ruolo di eccellenza riconosciuta anche a livello internazionale.
Secondo Api – Associazione Piscicoltori Italiani, cresce la consapevolezza dei consumatori verso un settore che investe in sostenibilità ambientale, qualità del prodotto e tracciabilità della filiera, valorizzando al tempo stesso le produzioni locali e l’identità territoriale.
Il ruolo strategico dell’acquacoltura nella filiera agroalimentare
L’acquacoltura rappresenta oggi una componente fondamentale della filiera agroalimentare italiana, sia dal punto di vista economico sia in termini di sicurezza alimentare. Come evidenziato dal presidente di Api, Matteo Leonardi, l’indagine “Attitudine al consumo di pesce” mostra come il prodotto ittico d’acquacoltura venga percepito come sostenibile, controllato e trasparente.
Tra i fattori che guidano le scelte dei consumatori emergono in particolare:
- la provenienza del pesce,
- il metodo di allevamento,
- la qualità delle acque.
Elementi che rafforzano la fiducia verso il prodotto italiano e il lavoro svolto dalle Organizzazioni di Produttori, come OP del Pesce, nella valorizzazione della filiera.
Trasparenza e tracciabilità anche nel consumo fuori casa
Un tema centrale per il settore ittico è quello della trasparenza nel canale Ho.Re.Ca.. Api e Ama – Associazione Mediterranea Acquacoltori hanno richiesto al ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, di estendere anche ai ristoranti l’obbligo di indicare l’origine del pesce servito.
Considerando che oltre il 50% del consumo di prodotti ittici avviene fuori casa, garantire le stesse informazioni disponibili nel punto vendita significherebbe:
- tutelare il consumatore,
- valorizzare il pesce d’acquacoltura italiano,
rafforzare la fiducia nella filiera.
Maricoltura: una sfida strategica per il futuro del pesce italiano
Nel 2025 torna centrale il tema della maricoltura italiana, settore con ampi margini di sviluppo. Claudio Pedroni, presidente di OP del Pesce e vicepresidente esecutivo Api per la Maricoltura, ha evidenziato il crescente divario tra una domanda di pesce in aumento e una produzione nazionale che fatica a soddisfarla.
L’Italia è tra i Paesi europei con il più alto consumo pro capite di pesce, circa 31 kg all’anno, ma può contare attualmente su sole 19 concessioni marittime operative, nonostante oltre 8.000 chilometri di costa.
“Abbiamo una capacità produttiva ancora lontana dal reale potenziale del Paese e dall’evoluzione del mercato”, ha sottolineato Pedroni.
OP del Pesce: valorizzare il prodotto ittico italiano
In questo contesto, OP del Pesce svolge un ruolo chiave nel promuovere lo sviluppo sostenibile dell’acquacoltura e della maricoltura, tutelare i produttori e garantire ai consumatori pesce italiano di qualità, sicuro e tracciabile.
Investire in politiche di crescita, innovazione e semplificazione normativa è oggi fondamentale per rafforzare la competitività del settore e ridurre la dipendenza dalle importazioni, valorizzando appieno il potenziale dell’acquacoltura italiana.